
“Raggiunte le 300.000 firme per il referendum contro questa pessima riforma della giustizia voluta dal governo Meloni. Un ottimo risultato e l’obiettivo è molto vicino. Oggi è partito il comitato per il no della società civile con una grande manifestazione a Roma. La riforma della separazione delle carriere voluta dalla destra non migliora la giustizia di questo paese, la peggiore profondamente e certamente non risolve nessuno dei grandi problemi che l’affligge.
La separazione delle carriere di fatto c’è già, visto che meno dell’1% dei magistrati cambia carriera. Il governo vuole frammentare, vuole dividere la magistratura, vuole in qualche modo sottoporla al potere politico. Vuole una giustizia più debole, soprattutto nei confronti dei potenti e questo non si può accettare. Il governo sta stravolgendo l’equilibrio dei poteri, quella separazione dei poteri su cui si fonda la democrazia del nostro paese. No alla riforma della Meloni, no ai pieni poteri.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, a margine della presentazione del comitato ‘Società Civile per il No’ al referendum sulla giustizia al centro congressi Frentani a Roma.

“Gli attacchi della destra contro Ranucci vanno avanti da mesi. L’ultima accusa, lanciata da Maurizio Gasparri con un’interrogazione in commissione di vigilanza Rai, è quella più incredibile. Secondo il senatore di Forza Italia, Ranucci svolgerebbe una “sistematica attività illegale”.
Ricapitolando: uno dei pochi baluardi rimasti dell’informazione libera sta facendo luce su uno dei periodi più oscuri della nostra storia, quello delle stragi di mafia in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La maggioranza di governo, invece di sostenere il lavoro di inchiesta, fa di tutto per fermarla.
Le domande allora sorgono spontanee. La prima: di cosa hanno paura esattamente la destra e il senatore Gasparri? La seconda: perché sentiamo parlare così poco di un assalto frontale tanto imponente alla libertà di stampa? E poi l’ultima, quella forse più importante: che cosa stiamo aspettando ancora, prima di farci sentire? Tutta la mia solidarietà a Ranucci e alla sua squadra.”
Lo scrive sui social la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi.


“Il nuovo anno è iniziato con i vecchi vizi e con l’ennesima fiducia. Il Decreto sulla transizione energetica esaminato in fretta e furia in un solo giorno, ha impedito ogni confronto parlamentare e ogni possibile correzione. Eppure la questione energetica è cruciale per il futuro del Paese, riguarda la tutela del territorio, la sicurezza energetica, la competitività del sistema produttivo e la capacità dell’Italia di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici europei e internazionali, fino alla neutralità climatica. Un tema strategico che il governo tratta con un provvedimento emergenziale, senza visione e senza strategia. Il ritardo sulle rinnovabili è il risultato delle scelte politiche della destra che preferisce proseguire ad acquistare il gas dagli americani. Avs vota contro un provvedimento che non è all’altezza della sfida climatica, industriale e sociale che il Paese ha davanti.”
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni intervenendo in Aula sulla fiducia al decreto sulla transizione energetica.
“Anche sulla cosiddetta transizione 5.0 regnano confusione e improvvisazione: regole cambiate in corsa, risorse sottratte, scadenze improvvise e burocrazia soffocante, così si frenano investimenti e lavoro. Ciliegina sulla torta l’inserimento all’ultimo minuto della norma sul Golden Power per evitare sanzioni e la procedura di infrazione europea. Un rattoppo normativo per rimediare una figuraccia che dimostra un approccio disinvolto e arrogante del potere. Per una vera transizione energetica servono regole chiare e stabili, una vera politica industriale delle rinnovabili invece di puntare sui combustibili fossili come il petrolio e il gas. Ancora una volta la fretta è stata una cattiva consigliera.”

“Sulla manovra il Senato è ostaggio della divisione e dei problemi interni alla maggioranza di destra. I lavori in commissione forse iniziano oggi, mentre il paese attende risposte su salari, pensioni, lavoro, crescita economica, sanità, scuola e caro vita. La destra è divisa su tutto, è più attenta a regolare i propri conti interni che affrontare le emergenze sociali ed economiche degli italiani. La manovra è scritta fuori dal parlamento con una totale mancanza di confronto parlamentare. Il parlamento è umiliato, e rimane in attesa che la destra risolva i suoi problemi. La manovra economica è l’atto più importante di un governo, perché definisce la cornice economica di un paese, le spese e le entrate, le previsioni di crescita. E quella di Meloni è una manovra che non risponde all’emergenza salariale, non rilancia l’occupazione e la crescita. Una manovra senza visione, lontana dai bisogni degli italiani.”
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.

“Nel giorno in cui si apre il Giubileo dei detenuti, nelle carceri italiane si continua a morire ‘di carcere’. A Rebibbia come altrove. Suicidi, cure negate, violenze, nulla che non fosse stato previsto e denunciato. È il risultato di un sistema penitenziario lasciato crollare dal Ministro Nordio. Il governo Meloni ha ridotto risorse e ignorato per mesi appelli autorevoli, dal Presidente della Repubblica, che ha chiesto con forza interventi urgenti per ridare dignità e legalità agli istituti, fino al Vaticano, che continua a richiamare il governo al rispetto dei diritti umani e alla necessità di misure concrete. Richiami rimasti totalmente inascoltati. La destra continua a difendere una linea punitiva ma l’idea di far marcire le persone in carcere non ha garantito né sicurezza, né giustizia. Il risultato è solo quello di un carcere che calpesta ogni giorno i diritti fondamentali.”
Lo afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi.

“Il governo è alla canna del gas e fa cassa sul canone Rai e sui fondi per radio e Tv locali. Tagliare 30 milioni di euro in tre anni dal canone Rai è una scelta sbagliata che compromette la qualità dell’offerta del servizio pubblico radiotelevisivo e indebolisce il pluralismo dell’informazione.
Al taglio alla Rai si aggiunge la riduzione di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2026-2028 dei fondi destinati a tv e radio locali. Una cosa gravissima, un attacco all’informazione che contrasteremo in commissione.
Difendere l’informazione significa difendere la libertà di stampa, il diritto dei cittadini a essere informati e la qualità della nostra democrazia. Il governo vada a prendere le risorse necessarie a risolvere i problemi degli italiani da chi in questi anni ha fatto profitti enormi, dalle industrie della difesa alle aziende energetiche passando per i grandi patrimoni, invece di fare cassa sull’informazione.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra del Senato.

“Invece di buttare ogni volta il pallone in tribuna, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni farebbe bene, per il ruolo che ricopre, a difendere sempre la libertà di stampa e la trasparenza delle istituzioni. E invece Fratelli d’Italia, con il presidente della commissione Cultura di Montecitorio, attacca Ranucci e Report difendendo l’operato dell’autorità per la privacy.
Ma dopo quanto emerso dalle inchieste di Report, è evidente che il collegio del Garante della Privacy non è più indipendente, non è più credibile, per cui deve dimettersi subito.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, componente della commissione di Vigilanza Rai.
“Meloni finge di non vedere che non si può difendere un’Authority il cui componente frequenta la sede di Fratelli d’Italia alla vigilia della decisione contro la trasmissione di giornalismo d’inchiesta della Rai Report. In nessun Paese serio, chi ricopre ruoli di garanzia e si muove in modo così opaco, una volta scoperto non fa un passo indietro. Questa vicenda mette in luce alcune criticità su questa autorità di garanzia. È necessario rivedere il ruolo e la nomina di un’autorità che deve essere trasparente e non al servizio della politica.”

“La destra meloniana continua a cercare in tutti i modi di tappare la bocca e impedire a Report e Sigfrido Ranucci di andare in onda, senza per fortuna riuscirci. L’inchiesta giornalistica di ieri ha fatto emergere un’autorità per la privacy amministrata in maniera poco trasparente, con una gestione dei viaggi e delle spese allegra. Per non parlare dei conflitti di interesse e degli stretti rapporti di alcuni suoi componenti con la politica. Un quadro grave e desolante che getta una macchia indelebile, perché con questa autorità non c’è né garanzia di libertà, né tutela dei diritti. L’Autorità Garante della Privacy, nata per tutelare il diritto delle persone, ha smarrito la propria funzione, piegata a logiche e pressioni politiche. Non è più indipendente e capace di agire nel solo interesse dei cittadini e nel rispetto dei principi costituzionali. Chiediamo con forza le dimissioni immediate del vertice dell’Autorità per la Privacy, per ridare credibilità all’istituzione indipendente voluta da Stefano Rodotà.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama, componente della commissione di Vigilanza Rai.