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Migranti, Bonino batte i pugni sui banchi del Senato

Voi sapete come me qual è la verità, sapete che non esiste nessuna pacchia. Che queste persone non stanno facendo nessuna crociera”. Emma Bonino, senatrice di +Europa, è intervenuta al Senato contro la politica del governo M5s-Lega sulla gestione dei flussi migratori. Dopo aver ricevuto gli applausi dai banchi dell’opposizione, è stata contestata dalla maggioranza quando ha ricordato che “i sei milioni di immigrati regolari presente nel nostro Paese producono l’8% del Pil. Ne abbiamo bisogno”. Poi, di fronte agli insulti, ha detto “qualifica chi li fa, non chi li riceve

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Un regolamento anche per il Senato. La proposta di Nencini

A tre mesi di distanza dall’avvio della legislatura, il segretario del Psi ha proposto di regolamentare la rappresentanza di interessi – e in particolar modo i rapporti tra lobbisti e decisori pubblici – pure al Senato. “Ma questo progetto non è uguale a quello di Montecitorio, ci sono tre novità di rilievo”, ha commentato Nencini, che da tempo si spende per arrivare a una normativa in materia il più possibile organica: non a caso, ai tempi del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, fu il primo a rendere pubblica l’agenda dei suoi appuntamenti con i portatori di interesse e a volere nel codice degli appalti, poi varato nell’aprile 2016, una norma in tal senso (però ancora inattuata). Strumenti considerati non sostitutivi di una legge sul lobbying, che Nencini ha ripresentato a inizio di legislatura dopo aver depositato un’analoga proposta pure durante la precedente: “I tempi per una normativa esaustiva e completa sono maturi, anche se nel nostro Paese ci muoviamo dentro una logica per così dire un po’ troppo cattocomunista. C’è una parte dell’Italia considera ancora il denaro, come nel Medioevo, lo sterco del demonio. Ma ovviamente le relazioni tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi si svolgono comunque. Pur non dandosene notizia”. Una disciplina resa oggi ancor più necessaria dalla fine del finanziamento pubblico ai partiti che ormai – due per mille a parte – si sostengono unicamente attraverso fondi privati: l’assenza di una legge sulla rappresentanza di interessi, in questo senso, rischierebbe ancor più di creare un cortocircuito mediatico-giudiziario con tutte le ripercussioni del caso: “Una ragione in più per avere una norma che renda chiare le relazioni tra il decisore pubblico e chi per professione rappresenta un interesse”.

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Al Senato è stata riconfermata capogruppo del Misto Loredana De Petris

Al Senato è stata riconfermata capogruppo del Misto Loredana De Petris, ex Sel ora senatrice Leu. Gli altri tre senatori di Liberi e uguali sono Pietro Grasso, Vasco Errani e Francesco Laforgia. Quattro in tutto, anche in questo caso troppo pochi per mettere su una propria squadra. Il regolamento di Palazzo Madama stabilisce il numero minimo di 10 senatori per costituire un gruppo autonomo. I gruppi in deroga (costituiti da un numero minimo di 5 senatori) sono autorizzati solo per i parlamentari appartenenti alle minoranze linguistiche o nelle regioni speciali il cui statuto preveda la tutela di minoranze.

Nel gruppo anche qui due “fuoriusciti” dalle file dei pentastellati (Carlo Martelli e Maurizio Buccarella, anche loro implicati nella rimborsopoli grillina), due senatori a vita (Mario Monti e Liliana Segre),

la radicale Emma Bonino di +Europa (per nulla intenzionata ad aggregarsi ai dem) e il socialista Riccardo Nencini, entrambi eletti con liste alleate del Pd, e il senatore eletto all’Estero Ricardo Antonio Merlo

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