
“I quattro braccianti morti carbonizzati in Calabria sono le vittime di un sistema di sfruttamento feroce che considera i lavoratori migranti non come persone ma come merce usa e getta. La pratica del caporalato tiene sotto scacco decine di migliaia di lavoratori sfruttati, sottopagati e minacciati. Quella di Amendolara è una strage che non può lasciare indifferenti e che esige giustizia. Alle famiglie dei braccianti morti va tutta la mia vicinanza e il nostro cordoglio. Di fronte ad un fatto agghiacciante come quello avvenuto in Calabria, stupisce il silenzio di Meloni e Calderone.”
Lo afferma il senatore di AVS Tino Magni, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro del Senato.
“Nelle nostre campagne regna l’illegalità, le agromafie e lo sfruttamento lavorativo. Il profitto anteposto alla vita umana. Dietro ai caporali ci sono sempre i padroni, imprenditori agricoli che non si fanno scrupoli e che usano manodopera a basso costo e sfruttata. C’è un evidente fallimento della legge che contrasta il caporalato. Si continua a sottovalutare il fenomeno del caporalato, del lavoro nero e delle condizioni disumane in cui migliaia di migranti sono costretti a lavorare. La destra si occupa di migranti solo quando si tratta di bloccarli ai confini o per rimpatriarli. Dopo quanto successo occorre una risposta forte delle istituzioni. Servono maggiori controlli nelle aziende agricole del paese, più ispettori, più tutele e più diritti. E va superata la sciagurata legge Bossi-Fini perché favorisce la clandestinità e crea manovalanza per i caporali. Chi resta in silenzio di fronte al lavoro che diventa schiavitù.”



