
25 APRILE – CUCCHI (AVS): “FESTA DELLA LIBERAZIONE, FESTA DI TUTTI NOI”

Il 25 aprile è una giornata di mobilitazione per affermare i valori della democrazia nel nostro Paese e ricordare a tutte e tutti che, senza la sconfitta del nazismo e del fascismo grazie alla lotta partigiana, oggi non avremmo la democrazia e la libertà. Domani ricorre l’ottantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo, una data importante da ricordare. Grazie ai partigiani e agli antifascisti, che combatterono dalla parte giusta della Storia, il nostro Paese si è potuto riscattare dopo il periodo buio del ventennio mussoliniano, e scrivere la Costituzione repubblicana che ci ha garantito 80 anni di libertà, di pace e di convivenza civile. La Costituzione, fondata sull’antifascismo e la lotta partigiana, scrive nei primi articoli i principi sui cui si fonda la Repubblica Italiana: il lavoro, l’uguaglianza, la convivenza civile, le libertà democratiche, il ripudio della guerra. In un momento di particolare preoccupazione per quello che accade nel mondo la Costituzione rimane un faro. Come diceva sempre Arrigo Boldrini, comandante partigiano e Presidente dell’Anpi dal 1947 al 2006, ‘abbiamo combattuto assieme per riconquistare la libertà per tutti: per chi c’era, per chi non c’era, e anche per chi era contro’.”
Lo afferma in Aula a Palazzo madama il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
“Il Documento di Finanza Pubblica del duo Meloni e Giorgetti è la fotografia esatta dell’Italia: un paese fermo e senza guida. In un contesto internazionale drammatico con due guerre in corso, la crisi economica che incombe e anche quella commerciale per i possibili dazi di Trump, che metterebbero in ginocchio il paese, il governo decide di non decidere. Il Dfp 2025 è poco coraggioso, un documento che non porta alla crescita economica del Paese e al benessere degli italiani. L’unica cosa certa è il dimezzamento della crescita economica per il 2025. Il governo Meloni è incapace di dare una prospettiva di futuro e di progresso all’Italia e agli italiani. Il Dfs non dice quali politiche economiche il governo intende adottare per proteggere famiglie, lavoratori e imprese, cosa intende fare per combattere la piaga del lavoro povero e per una piena occupazione. L’Italia ha bisogno di risposte, di politiche industriali e fiscali, di crescita economica. L’Italia ha bisogno di un governo che decide, non di un governo che galleggia.”
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni.
“Mentre il governo è fermo, i cittadini pagano bollette alle stelle per gli alti costi dell’energia e sono preoccupati per l’inflazione in salita che mina ulteriormente il loro potere d’acquisto. Gli italiani sono stati lasciati dal governo a combattere a mani nude la crisi, con salari da fame, pensioni bassissime e precarietà lavorativa, mentre le imprese sono preoccupate per il calo della produzione industriale per le mancate politiche economiche e industriali. La destra è senza una strategia per lo sviluppo del paese e senza i fondi del PNRR saremmo già in recessione. Migliaia di giovani ogni anno lasciano il nostro paese perché senza futuro, e un governo che non progetta il futuro è un governo contro i giovani Se il paese va in recessione rischiamo un gravissimo conflitto sociale e l’aumento delle diseguaglianze economiche e territoriali. La coperta è sempre corta per dare risposte ai cittadini, mentre per le armi i soldi si trovano sempre. Gli altri paesi si muovono per proteggere imprese e lavoratori, mentre la destra al governo no, preferisce lisciare il pelo a Trump comprando armi e gas liquido dagli Usa.”
“Il decreto bollette arriva fuori tempo massimo, quando gli italiani hanno già pagato per tutto l’inverno il prezzo alto dell’energia. Il solito provvedimento propagandistico che promette la riduzione dei costi delle bollette, non affronta in maniera strutturale il problema degli alti costi energetici ma solo il solito bonus. Una enorme presa in giro per gli italiani. In un paese in cui una persona su quattro è a rischio povertà, con i salari più bassi d’Europa le persone in condizioni di povertà energetica sono tantissime, messe alle strette tra decidere se accendere il riscaldamento o mangiare. Di fronte a tutto questo, il Governo Meloni risponde con l’ennesimo decreto tampone, per di più con l’ennesimo voto di fiducia. Un piccolo cerotto su una ferita aperta, senza nessun piano per abbattere i costi, nessun investimento serio su rinnovabili ed efficienza. Un governo senza visione e strategia, solo propaganda contro il Green deal. Alleanza Verdi e Sinistra vota contro.”
Lo afferma il senatore dell’Alleanza Verdi e Sinistra Tino Magni annunciando il voto contrario al provvedimento.
“Dall’Algeria agli Usa il governo firma accordi insostenibili, che peseranno sulle tasche degli italiani. Meloni vuole trasformare l’Italia in un hub per l’energia fossile invece di potenziare le energie rinnovabili. E’ la solita storia, dall’opposizione strillano contro le accise e al governo non le toccano. Visto che l’Iva non la toccano cercano di far credere che l’eventuale maggior gettito Iva, derivante dall’aumento del prezzo del gas, verrà destinato a sostenere famiglie e imprese vulnerabili. Una vera e propria presa in giro, una bugia, perché queste somme saranno utilizzate solo per migliorare i saldi della finanza pubblica. Il governo promette un aiuto senza copertura finanziaria. Siamo alle solite, quando si tratta di aiutare i cittadini la coperta è corta e i soldi sono pochi, mentre quando c’è da comprare armi i soldi si trovano sempre. Intanto i costi energetici continuano ad aumentare, mentre il governo continua a non trattare l’energia rinnovabile come una priorità strategica per uscire dalla crisi. C’è bisogno di un altro Governo capace di dare risposte serie ai cittadini.”
“Il ponte che voleva costruire Meloni con Trump sembra quello di Salvini sullo Stretto di Messina: un progetto irrealizzabile. Al netto delle foto di rito e dei complimenti a profusione la sintonia ideologica tra i due è l’unico risultato del vertice bilaterale tra Giorgia Meloni e Donald Trump. La Meloni si iscrive a tutti gli effetti alla corrente trumpiana che lavora per indebolire e rompere l’unità europea. Per il resto un nulla di fatto. Meloni ha promesso l’aumento delle spese militari, l’acquisto del costosissimo gas liquido Usa e 10 miliardi di investimenti italiani, la risposta di Trump è stata confermare i dazi contro l’Europa. Nessuna apertura concreta sul fronte commerciale, solo promesse. Come quella di venire in Italia. Trump incassa gratis e Meloni torna a mani vuote, ma usa il viaggio per la sua propaganda. Nessuna parola sulla pace, su Gaza, sui rischi per il mondo del lavoro e delle imprese per i dazi, sul clima e la transizione: priorità assenti da un’agenda sempre più sbilanciata verso la destra internazionale. Mentre gli italiani sono alle prese con i bassi salari, la deindustrializzazione del paese, la ripresa dell’inflazione e i rischi dei dazi, Giorgia Meloni trova i soldi per le armi e non per la sanità e il lavoro. Il ponte di Meloni con gli Usa è come quello di Salvini sullo Stretto: lo pagano gli italiani.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
“Le audizioni in corso sul Documento di finanza pubblica bocciano il riarmo voluto dal piano Von der Leyen ReArm Europe. Dubbi sulla bontà per l’economia italiana sia da Bankitalia che dall’Ufficio parlamentare di Bilancio. Bankitalia addirittura dice che lo sforzo per il riarmo nazionale senza coordinamento comporta una spesa inefficiente e inefficace e che ne beneficiano solo i paesi con minori vincoli di bilancio come la Germania, non l’Italia. Mentre l’Upb segnala come l’aumento delle spese militari causerebbe aumento del debito e che il moltiplicatore economico in relazione alle iniziative Ue sulla difesa è stimato inferiore a uno. Spendere in armi non porta sviluppo. L’economia di guerra non funziona. Per la crescita nazionale ed europea c’è una sola via: l’economia di pace.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
“Siamo alla sospensione della democrazia e ai giochetti parlamentari. Si è consumato un vero e proprio scippo ai danni del parlamento. La destra di governo è senza ritegno. La motivazione dei troppi emendamenti al dl Sicurezza non regge, sono il prezzo della democrazia. Non è accettabile che la maggioranza faccia finire su un binario morto il ddl Sicurezza, dopo l’approvazione della Camera dei deputati e mesi di discussione in commissione al Senato, e utilizzi uno strumento del tutto improprio come il decreto legge. Una fotocopia del precedente provvedimento. Ci troviamo di fronte a un fatto nuovo e clamoroso. Una materia di esclusiva pertinenza parlamentare a un certo punto del suo iter viene sottratta al parlamento e viene assunta da un’iniziativa del governo. La destra ha raggiunto l’apice di come non si dovrebbe governare un Paese. Un metodo autoritario che mortifica la democrazia e il parlamento. Continueremo nelle aule parlamentari e nelle piazze di tutto il paese a contrastare queste norme che reprimono il dissenso e chi difende il proprio posto di lavoro occupando una strada.”
Lo afferma il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama.
“Era già successo. È accaduto di nuovo. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno scritto al governo italiano. Condannano con parole durissime il decreto sicurezza, ne chiedono la revoca. Perché non è accettabile. Non è accettabile per quello che c’è scritto. Per come lo hanno scritto. Talmente male che rischia di trasformare il rispetto dei diritti in una libera interpretazione del pubblico ufficiale di turno. Non è accettabile nemmeno il modo con cui è stato approvato, “aggirando il Parlamento e il controllo pubblico”: cito le parole non di pericolosissimi attivisti per i diritti umani, ma proprio degli esperti Onu. E poi, come ripetiamo da mesi, non è accettabile il risultato di tutto questo. Perché il decreto sicurezza, lo si capisce benissimo leggendo sempre il parere Onu, non è nient’altro che una gigantesca punizione collettiva. Un atto di violenza contro tutti i nemici della destra: i giovani, i più fragili, i detenuti. Tutti ugualmente sospesi dallo Stato di diritto. Perché dove la legge diventa arbitrio, l’abuso diventa sistema. E a pagarne il prezzo, sono sempre gli ultimi.”
Lo scrive la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi.