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AUTONOMIE – ERRANI E DE PETRIS (LeU): “LE RISPOSTE DI CONTE NON RASSICURANO SUL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE E SULLE PREROGATIVE DEL PARLAMENTO”

“La risposta del presidente del consiglio alla nostra interrogazione sulle autonomie differenziate non ci ha rassicurato. Il presidente Conte ha infatti evitato di dire una parola chiara sui nodi principali del problema. Non basta dire che le risorse per tutte le Regioni resteranno invariate senza chiarire se le competenze dalle quali dipende l’effettivo rispetto del dettato costituzionale sull’eguaglianza dei diritti di tutti i cittadini, come Sanità, Istruzione e Politiche ambientali, resteranno allo Stato centrale. E’ essenziale inoltre che il punto di partenza sia una definizione precisa dei Lep  e che i princìpi cardine siano fissati rigorosamente prima di qualsiasi passo ulteriore”, commentano i senatori di LeU Loredana De Petris e Vasco Errani dopo la risposta del premier Conte all’interrogazione di LeU sulle autonomie differenziate.

“Tanto meno ci si può accontentare della  generica promessa di coinvolgere il Parlamento. In una materia che tocca così a fondo sia la vita dei cittadini che il rispetto della Costituzione è necessario che il Parlamento possa intervenire, discutere e ed emendare a fondo il testo. Deve pertanto essere detto senza ambiguità dal governo stesso che non si può applicare a questa materia l’art. 8 della Costituzione, che regola i rapporti con le minoranze religiose. Si tratta di due materie diversissime e distanti che non ha alcun senso confondere”, concludono i senatori di LeU.

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AUTONOMIE – DE PETRIS (LeU): “ASSURDO PENSARE DI INCIDERE A FONDO SULLA VITA DEI CITTADINI SENZA UN ADEGUATO PASSAGGIO PARLAMENTARE”

“L’accordo sulle autonomie rafforzate rischia di incidere profondamente sulla vita dei cittadini. Pensare di farlo limitando il ruolo del Parlamento a una mera ratifica, del tipo prendere o lasciare, senza che i rappresentanti del popolo e dei territori possano intervenire ed emendare è inconcepibile. Invece è proprio quello che il governo vorrebbe fare appellandosi a un articolo della Costituzione, l’art. 8, che riguarda una questione molto diversa: quella dei rapporti con le confessioni religiose acattoliche”, dichiara la senatrice di LeU Loredana De Petris aprendo i lavori dell’incontro-convegno in corso al Senato sulla riforma delle autonomie.

“Alcune parti della bozza d’accordo confliggono vistosamente con l’art. 3 della Costituzione e per questo il dibattito si è concentrato sui residui fiscali e sui Lep. Ma c’è una competenza, quella sull’Ambiente, in merito alla quale non basta neppure il rispetto dei Lep. L’Ambiente deve restare di competenza nazionale. E’ assurdo che un Paese prima firmi gli accordi di Parigi sul clima e poi deleghi alle autonomie regionali la decisione sul se e sul come applicare quegli accordi”.

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DIETRO QUESTA LEGGE ‘SPOT’ DI RIFORMA COSTITUZIONALE SI NASCONDE IL MORBO DELL’ANTIPARLAMENTARISMO

La legge di riforma costituzionale, che riduce drasticamente il numero dei senatori e dei deputati, è stata giustificata e spiegata prima di tutto con la necessità di ridurre i costi della politica. Si tratta dell’ennesimo strumento propagandistico ai soli fini elettorali. C’è qualcosa di profondamente allarmante nel ridurre una questione fondamentale ed essenziale come quella della democrazia rappresentativa a faccenda di costi e risparmi, come se si trattasse del bilancio di una drogheria. Bisogna avere il coraggio di dire che la democrazia ha i suoi costi, che pagare quei costi è giusto e che quei costi non hanno nulla a che spartire con la retorica “anti-casta”.
Del resto, questa retorica anti-casta è valida a corrente alternata, e cioè solo quando serve a infliggere colpi al Parlamento e alla democrazia parlamentare. Può invece essere tranquillamente messa da parte, a quanto pare, quando bisogna salvare il ministro Salvini da un giusto processo per aver agito al di fuori della legge e contro la legge! Ma che un nodo così vitale per il funzionamento della democrazia sia svilito e ridotto a contabilità non è un caso. Dietro questa impostazione si intravede purtroppo molto nitidamente una tendenza nefasta che riemerge periodicamente, come un fiume carsico, nella storia politica italiana: l’antiparlamentarismo, l’insofferenza non per il costo della democrazia parlamentare ma per la democrazia parlamentare in sé, la diffidenza verso la democrazia rappresentativa. E ancora, il mantra delle riforme costituzionali che avevano come unico obiettivo, così come per la riforma Boschi-Renzi, di ridefinire i rapporti tra poteri a solo vantaggio dell’esecutivo. Questi tratti divengono oggi preponderanti nella concezione di democrazia della maggioranza giallo-verde, e in particolare in quella dei 5 stelle, accompagnata dalle dichiarazioni di Casaleggio e di Grillo sulla fine del Parlamento.
L’identificazione del Parlamento con la casta, l’obiettivo di introdurre il vincolo di mandato, l’insofferenza, se non proprio la battaglia, contro i corpi intermedi, ne costituisce la cifra più evidente.
Che ci si trovi di fronte a una crisi profonda della democrazia rappresentativa, in Italia come in molti altri Paesi occidentale, è certo. Ma un problema così esiziale dovrebbe essere affrontato con serietà, profondità, capacità di analizzare le trasformazioni che determinano questa crisi, non riducendola a un problema di tagli lineari che peraltro produrrà un ulteriore affievolimento del rapporto tra eletti e elettori. 

Sarebbe stato necessario, in Italia, intervenire drasticamente per limitare fortemente il ricorso alla decretazione d’urgenza, che è all’origine dello slittamento delle funzioni del Parlamento dalla postazione centrale assegnatagli dalla Costituzione a un ruolo sempre più subalterno e ancillare rispetto al potere esecutivo.
Mentre al Senato si discuteva sulla riduzione del numero dei parlamentari, alla Camera era in aula la riforma della Carta che introdurrà il referendum propositivo. Noi siamo sempre stati favorevolissimi all’introduzione di strumenti di democrazia diretta. Ma perché questi strumenti funzionino positivamente e non si traducano in plebiscitarismo, che della democrazia diretta è solo una cupa caricatura, è necessario che siano allo stesso tempo confermate e rafforzate il ruolo e il funzionamento della democrazia rappresentativa, dunque del Parlamento. Democrazia partecipata e democrazia rappresentativa non sono e non possono essere contrapposti. Devono essere complementari.
Non si può infine tacere sul fatto che, con questa legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari porta le soglie di sbarramento a livelli stratosferici, innanzitutto intaccando in modo pressoché irreparabile il pluralismo della rappresentanza. Resteranno fuori dal Parlamento tutte le minoranze, innanzitutto quelle politiche. Supereranno quella soglia di sbarramento pochissimi partiti, non più di tre. E’ un altro colpo durissimo inflitto alla democrazia sostanziale, alla democrazia rappresentativa, al diritto di tutti i cittadini e gli elettori di essere rappresentati in Parlamento.

Loredana De Petris
Senatrice di Liberi e Uguali
Presidente del Gruppo Misto

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MATTARELLA – DE PETRIS (LeU): “DAL CAPO DELLO STATO MONITO AUTOREVOLE E PRECISO”

“Bisogna ringraziare il presidente della Repubblica per il monito alto, autorevole e preciso che ha voluto lanciare nel suo dicorso di fine anno. Il capo dello Stato non ha nascosto il vulnus inflitto al Parlamento con un varo della legge di bilancio che lo ha espropriato delle sue funzioni democratiche, umiliandolo. Ha esortato con forza il governo a cambiare strada. Ci uniamo al suo auspicio, augurandoci che almeno le misure concrete della manovra possano essere adeguatamente discusse ed emendate dal Parlamento e non imposte anch’esse con la forza”, dichiara la senatrice Loredana De Petris, presidente del Gruppo Misto.

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MANOVRA – CAPIGRUPPO LeU DE PETRIS E FORNARO: “CHIESTO INCONTRO A CAPO DELLO STATO PER SEGNALARE GRAVE FERITA A PARLAMENTO E DEMOCRAZIA ITALIANA”

Abbiamo chiesto al capo dello Stato un incontro per segnalare al presidente, che è guardiano della Costituzione e custode della corretta applicazione della regole istituzionali, la gravissima situazione che il governo ha creato in Parlamento in merito all’approvazione della legge di bilancio”, informano i capigruppo di LeU Federico Fornaro e Loredana De Petris.

Per la prima volta una legge di bilancio è stata approvata al Senato con la fiducia di fatto a scatola chiusa, senza che la commissione di Bilancio e l’aula avessero alcuna possibilità anche solo di leggerla e tanto meno di emendarla. La stessa situazione si sta ripetendo in queste ore alla Camera, già umiliata dall’aver dovuto approvare, sempre con la fiducia, una manovra finta. 

Al di là delle critiche di merito sui contenuti della legge di bilancio, il metodo con il quale la si è dovuta approvare costituiscono una gravissima ferita per il Parlamento, spogliato di ogni sua prerogativa, e per la stessa democrazia italiana. Di questa situazione inaudita vogliamo informare compiutamente il presidente della Repubblica”, concludono i presidenti Fornaro e De Petris.

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INTERVENTO IN AULA DELLA SENATRICE LOREDANA DE PETRIS SULLA MANOVRA DI BILANCIO

Signor Presidente, abbiamo tentato ancora una volta in Conferenza dei Capigruppo di fare proposte che non dico riponessero al centro il Parlamento – come ci ha ricordato ieri il Presidente della Repubblica – ma riportassero la discussione sul bilancio su binari minimi di civiltà e normalità.
Le abbiamo viste tutte, come maxiemendamenti presentati in ritardo con la fiducia. Non avevamo però ancora visto – magari qualcuno cercherà anche dei precedenti al riguardo – affrontare in tal modo la manovra di bilancio, una manovra peraltro complicata e annunciata in maniera così plateale. Abbiamo sentito molte altre cose a seguito di una trattativa in Europa che è in un certo senso difficile raccontare come vittoriosa. Non si era mai visto che in Commissione bilancio non si tenesse neanche una votazione; gli esperti della Commissione bilancio lo sanno bene: neanche una bocciatura tecnica degli emendamenti che non erano considerati prioritari dai Gruppi parlamentari. Non si era mai visto!
Mi giunge voce, peraltro, che qualcuno sta pensando di inserire nel maxiemendamento anche emendamenti che non sono stati neanche presentati dai singoli in Commissione. Questo per farvi capire che siamo arrivati, ormai, all’esproprio totale, e non solo del Senato, perché la Camera ha votato una manovra che non esiste, sulla quale, tra l’altro, noi adesso dovremmo iniziare la discussione generale.
Abbiamo tentato con garbo – che dobbiamo fare? – di far comprendere che è un problema per tutti espropriare in modo così palese e anche definitivo il Parlamento della possibilità di discutere. Ci abbiamo provato in Commissione; ci abbiamo provato in tutti i modi. Abbiamo chiesto, per giorni e giorni, di poter lavorare. Abbiamo illustrato i nostri emendamenti, abbiamo chiesto ripetutamente al Governo di dire qualcosa, che cosa ne pensasse, se c’era la possibilità di lavorare su alcuni temi e di dare anche il nostro contributo. Siamo stati messi nella condizione di non poter lavorare.
Dico anche di più. In realtà, questo risultato è stato voluto. Non è un incidente. Il motivo non è che la trattativa negoziata è stata lunga e complessa. Si è capito, infatti, ormai già da alcuni giorni in realtà, come si è capito anche dalle dichiarazioni rese oggi in Aula dal Presidente della Commissione bilancio, che non si voleva assolutamente svolgere alcun tipo di lavoro all’interno della Commissione. Per questo non è stato espresso nessun voto, per questo non è stata fatta neanche una votazione; l’esito doveva essere quello: arrivare in Assemblea al buio, senza relatore. Questo è quello che voi pensate che sia – e come debba essere ridotta – la democrazia parlamentare!
Siccome il presidente Calderoli è relatore di una proposta di legge di revisione costituzionale, io vi dico di andare anche oltre: assumetevi la responsabilità, e su questo discutiamo, che la maggioranza presenti il bilancio con la formula «prendere o lasciare». Almeno è chiaro, è definitivo ed è codificato, perché noi non possiamo andare avanti in questo modo! Torno a ripetere che quello che è accaduto è inaudito.
Cosa dobbiamo fare adesso? Ve lo abbiamo detto. Abbiamo tentato di dirvelo: ritorniamo in Commissione e facciamo le votazioni; quello che dovete bocciare, bocciatelo, quello che dovete approvare, anche i vostri emendamenti, approvateli. Almeno saranno chiari i contorni degli emendamenti che volete approvare. Cerchiamo, in qualche modo, di riportare i lavori su un binario di ordinarietà.
I tempi ci sono. Si può tornare in Commissione. Siamo ancora lontani dalla vigilia e da Natale. Abbiamo tutta la possibilità, finalmente, di farlo. E lo dico anche a tutti i senatori di maggioranza: questo non è un problema solo delle opposizioni, ma è un problema di dignità del Parlamento. Riprendiamo in mano la possibilità di conoscere, di agire, di poter esercitare pienamente il nostro mandato. Lo so che non vi fa piacere, che forse è meglio che avvenga tutto in fretta e che le dichiarazioni di voto le facciamo di sera tardi. È, infatti, complicato, signor Presidente, andare a spiegare che tutto quello che avevate promesso è adesso difficile ritrovarlo in questa manovra.
Quindi, si torni in Commissione e, finiti i lavori della Commissione, si potrà continuare a lavorare, perché abbiamo ancora le giornate di sabato, domenica e lunedì. Nessuno di noi vuole l’esercizio provvisorio; assumiamoci però la responsabilità di ritornare finalmente a dare una possibilità a quest’Assemblea e a tutto il Parlamento di decidere, conoscere e votare in modo responsabile. Perché questa è una democrazia parlamentare, altrimenti è altro!

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MANOVRA. DE PETRIS (LeU): “SITUAZIONE GRAVE E INAUDITA. CASELLATI CONVOCHI IMMEDIATAMENTE CONFERENZA CAPIGRUPPO”

 

“La situazione che governo e maggioranza hanno creato al Senato sulla legge di bilancio è gravissima e inaudita. Mai era successo che il parlamento fosse espropriato delle sue funzioni in modo così totale e brutale”, afferma la senatrice di LeU Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto.

“L’idea di portare il maxiemendamento, che di fatto riscriverà la manovra, direttamente in aula per poi farlo votare con la fiducia, va oltre i limiti della forzatura istituzionale ed è assolutamente inaccettabile. La Presidente Casellati deve convocare immediatamente la conferenza dei capigruppo per rinviare l’approdo in Aula della Manovra e permettere alla commissione Bilancio di avere almeno tre giorni per esaminare il maxiemendamento e subemendarlo. Sempre che il governo si decida davvero a presentarlo domani mattina e non provi a rinviare ancora. Questa situazione senza precedenti mette in pericolo la stessa solidità delle istituzioni democratiche. E’ una china che va fermata immediatamente”.

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